Sister Benz


Italian press



E’ una overture di townshendiana memoria questo demo sgangherato. Tante parti che non costituiscono un tutto. Frasi e nomi confusamente pronunciati nell’intro, fischi e tanta leggerezza. Sono solo tre le tracce, ma sanno creare un’atmosfera. Troppo poche per dire che i Sister Benz sono strepitosi, abbastanza comunque per godere a pieno delle atmosfere che evocano. In un panorama musicale in cui spesso le parole violentano le orecchie con la loro banale prevedibilità e sembrano studiate per permettere alla bella faccina di chi le pronuncia di ammiccare, i Sister Benz sembrano andare contro corrente, mettendo in risalto le proprie chitarre mentre il cantato è relegato in coda. I piani sembrano invertiti: il cantato fa da sfondo alla melodia, senza invaderla, né contaminarla. Troppo poche tre tracce perché i Sister Benz possano fissarsi nella memoria, abbastanza per aspettare di ricevere un lavoro più compiuto ed esploso. Per ora godiamoci il loro sonoro silenzio. Emanuela Lantieri

Formazione romana di cui è facile presumere un’antica passione in bilico fra June Of 44 e Mogwai. L’approccio e la passione sono quelli, testimoniati da un episodio come “Endless Rope”, tanto accattivante nella forma quanto troppo derivativo e legato ad alcuni luoghi comuni dell’estetica post rock. Le cose migliorano, e di molto, nei due restanti brani dell’Ep d’esordio: una ricerca sonora in potenza affine alla sfera di Chicago tortoisiana si dipana attraverso variazioni improvvise ed una nevrosi esplosiva trattenuta. Il richiamo melodico sembra nascondersi dietro una destrutturazione che, in realtà, maschera un approccio in potenza legato alla forma canzone, modellandosi su modelli cari a Jim O’Rourke. Inevitabile, quindi, l’allontanamento dall’immediatezza iniziale in favore di mete bagnate da un’essenzialità abile nell’apparire incessante e coinvolgente, sia per gli intermezzi vocali sia per determinate parti strumentali generose nel rendere concreta un’affinità con i Joan Of Arc più taglienti. Un percorso appena intrapreso che potrebbe risultare molto intrigante se l’aspetto fisico riuscirà a concedere il dovuto spazio a quello cerebrale. http://www.kronic.it/rec_get.asp?sId=11879

La musica muta dei Sister Benz: è un unico, lungo, pensiero strumentale, fatto di atmosfere fluide ed evocative. Accade in “L’acchiappafarfalle”, ma, soprattutto, in “Dirigibile ad acqua” (in realtà, il titolo completo sarebbe “Dirigibile ad acqua in volo sul Mediterraneo orientale” ma, poiché ad alcuni del gruppo sembrava ridondante, mi hanno detto di non scriverlo, era solo una confidenza), pezzo nel quale il flusso strumentale è spezzato da variazioni improvvise, scariche elettriche inaspettate che emozionano. Sul palco, serio cazzeggio. E’ un ironizzare su se stessi che non pare artefatto né ostentato. Ancora suoni con “Nuvelvag” (Daniele, chitarra e voce, mi dice di scriverlo come mi pare, purché non in francese corretto): per questo pezzo sono stati ispirati dalla levità con cui Truffaut racconta un rapporto a tre in “Jules et Jim” e la levità è il segno della loro musica, è un approccio alla vita privo di filtri. Chiudono con “Endless rope”, «il primo pezzo suonato insieme, quello da cui vogliamo allontanarci», ed è un peccato, perché in questo strano episodio, in cui suonano, cantano, fischiano e ansimano, c’è una passione e una grazia che rimane dentro. Così disarmati e disarmanti i Sister Benz. http://www.dnamusic.it/editoriale.asp?id=245'

I Sister Benz vengono da Nettuno in provincia di Roma, il paese dove è nato Bruno Conti, mica cazzi.... I Sister Benz hanno un nome orrendo, che mi ha fatto credere di trovarmi davanti ad un gruppo demenziale o alle sorelle dei SenzaBenza della vicina Latina. Invece mi sbagliavo. Per fortuna i 3 pezzi che compongono questo demo sono tutt'altro che vicini alle cose sopra elencate. Le coordinate sono piuttosto i Mogwai e i Joan Of Arc prima maniera con qualche inframezzo che può ricordare qualcosa di David Grubbs. Certo le intenzioni ci sono...i risultati ? "il dirigibile ad acqua" si apre lentamente per poi contorcersi su interessanti intrecci di chitarre tipicamente post rock (si si post rock, POST ROCK POST ROCK POST ROCK POST ROCK POST ROCK POST ROCK) che ricordano anche gli Unwed Sailor ma in modo più "solare". "l'acchiappafarfalle" ha trame leggermente più malinconiche, classico post rock quasi stile Directions In Music per poi arrivare all'ormai classico crescendo finale. Così come nel terzo e ultimo pezzo "endless rope" in cui forse si vedono tutte le potenzialità del quartetto nettunense. unica pecca di quest'ultimo brano l'uso della voce che personalmente trovo un pò fuori luogo. Un esperimento che potrebbero riproporre in futuro con più attenzione. Apprezzabili per lo sforzo quindi ma ancora devono maturare per raggiungere livelli compositivi più alti e soprattutto plasmare un suono che è TROPPO da demo (grazie al cazzo, è un demo diranno loro). non si tratta di una cattiva registrazione, tutt'altro, ma di "suoni" veri e propri. soprattutto la batteria con quel reverbero che ritengo da censura. ma che cazzo hanno in zucca i tecnici del suono quando registrano eh? tagliatevi quei cazzo di dreadlocks e smettetela di registrare ogni cribbio di gruppo come se stesse registrando una cagata reggae-ska. no?

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